
È una dura realtà, ma il mercato delle aste è così: più crescono le
esposizioni, più opportunità si creano. Con una crisi che non molla e
con un mercato del credito in forte contrazione, gli studi dei
professionisti che gestiscono le trattative d’asta sottolineano il
progressivo, quasi esponenziale, aumento del numero di clienti. Chi
intende acquistare una casa all’asta sembra infatti sempre più
consapevole della necessità di procedere con cautela al fianco di
professionisti che possiedono le competenze per accertare la correttezza
delle procedure. Se poi si scorrono tutti gli ultimi rapporti sul
settore immobiliare, emerge una situazione di sostanziale stagnazione,
in cui il volume delle compravendite continua a calare, con la sola
eccezione del comparto produttivo e del terziario, e in cui i prezzi,
contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare continuano a tenere. Se
tutto sommato è naturale che i prezzi rimangano stabili nelle grandi
metropoli, dove la domanda c’è sempre, per il resto del Paese la
spiegazione può essere diversa.
Momento di crisi, certo, ma anche di
opportunità. Questo viene fuori osservando l’andamento delle aste
giudiziarie, in netto incremento a partire dal 2009. In questo senso, il
2011 che si sta per concludere è stato un anno di boom, sul quale molto
hanno influito i problemi creditizi e finanziari nati con l’inizio
delle grande crisi globale. Problemi divenuti ormai strutturali e che in
Europa si sono ulteriormente aggravati con l’innalzamento del costo del
denaro da parte della Bce. Come è facile constatare, infatti, più alti
sono i tassi più caro è il mutuo per il semplice motivo che le banche
applicano a chi vuole comprare casa condizioni più sfavorevoli dovendo
esse stesse finanziarsi a condizioni peggiori. Spiega bene l’effetto di
questa cattiva congiuntura sul mercato immobliare la Fiaip, federazione
italiana agenti immobiliari professionali, che proprio di questo e delle
aste immobiliari ha discusso in un recente incontro. «L’affluenza
notevole alle aste mette in evidenza un problema strutturale, che nasce
dai problemi creditizi e finanziari degli anni precedenti», ha spiegato
Isabella Tafuro, presidente Fiaip. Molti, magari approfittando del fatto
che in quel momento i tassi erano bassi, hanno affrontato l’acquisto di
un immobile senza fare bene tutti i conti, scoprendo solo in un secondo
momento di non potercela fare. Risultato? Un’impennata del numero delle
esposizioni, cioè delle situazioni in cui non si riesce più a
restituire i soldi avuti in prestito. Tanti piccoli "default" potremmo
dire.
Questo il contesto in cui è maturato il boom delle aste. Da
una parte il fallimento di chi non riesce più a fare fronte ai propri
impegni e dall’altra un soggetto che ha la possibilità di comprare a
prezzi decisamente più calmierati, in alcune occasioni anche al 50% del
reale valore di mercato dell’immobile. Un altro segno della crisi
attuale è la sparizione dalle aste dei cosiddetti "investitori", cioè di
mediatori professionisti che acquistano diverse proprietà per poi
rivenderle assicurandosi un certo margine. Troppo alto il timore di
rimanere con immobili invenduti nel "portafoglio". Del resto, si
comprende quanto tali preoccupazioni siano fondate, andando a guardare
l’ultimo rapporto dell’Agenzia del Territorio che fotografa la quarta
flessione consecutiva del mercato immobiliare. Dal dettaglio dei dati
viene infatti fuori che il tasso tendenziale annuo del volume di
compravendite nel secondo trimestre del 2011 (variazione percentuale del
II trimestre 2011 rispetto al II trimestre 2010) per l’intero settore
risulta pari al -5,6%, in peggioramento rispetto al dato tendenziale del
primo trimestre (-3,6%). Complessivamente sono state compravendute
349.870 unità immobiliari (in termini di ntn) di cui il 45,8% (160.073)
nel settore residenziale e il 36,2% (126.511) nelle pertinenze, per la
maggior parte riconducibili all’uso residenziale. Il terziario registra
poi 3.888 compravendite, il commerciale 9.202 e il produttivo 3.209,
mentre ricadono sotto la tipologia "altro" 46.986 transazioni. In
termini assoluti, il confronto tra i diversi secondi trimestri di
ciascun anno mostra il numero minimo di transazioni registrate dal 2004.
Rispetto all’omologo trimestre del 2006, anno nel quale si registrò il
picco massimo delle compravendite, i volumi di scambio nel trimestre in
esame risultano in perdita di circa il 30% (-29,7%). Se si escludono,
quindi, i primi due trimestri del 2010, che con la loro crescita avevano
suscitato attese per un’imminente ripresa, praticamente è dal 2006 che
il mercato continua a perdere terreno.
Tornando al secondo trimestre
dell’anno in corso, registra la flessione più pesante il comparto
residenziale (-6,6%), seguito dal mercato delle pertinenze (-3,4%) e dal
settore commerciale (-5,5%), mentre fanno segnare rialzi il terziario
(+4,0%) e il produttivo (+5,7%). Ma veniamo al dettaglio dei comparti.
Residenziale.
Qui la discesa riguarda tutte le macroaree, con i tassi tendenziali
tutti in ulteriore peggioramento. Il calo maggiore si registra al Sud,
dove le compravendite calano del -9,6%, seguito dal Centro -7,8% e
infine dal Nord, in flessione del -4,4%. Rispetto all’omologo trimestre
del 2004, la contrazione dei volumi di abitazioni scambiati è più
elevata nella macroarea del Nord, con -30% circa, e intorno al -26%
circa per il Centro e il Sud. Come nelle scorse rilevazioni, reggono
meglio la contrazione le città capoluogo, in discesa del 4,6% contro il
-7,5% dei comuni minori, che al Sud arrivano addirittura ad un -10,9%.
Un altro dato interessante è quello, negativo, per i capoluoghi del Nord
(-2%) che pone fine, dopo 5 trimestri, alla serie di tassi positivi
registrati dal I trimestre 2010. Al Centro ed al Sud i capoluoghi
registrano un calo delle compravendite del -7,3% e e del -6,2%, con i
cali dei comuni non capoluogo di entità maggiore rispetto alle perdite
dei capoluoghi in tutte le macroaree. Confermano la loro maggiore
capacità di resistenza le grandi metropoli italiane: se il dato
nazionale relativo al residenziale è -6,6%, nelle grandi città la
flessione non va oltre il 2,8%. Tra queste, perdono più del dato medio
nazionale Palermo (-8,5%), Napoli (-7,5%) e Roma (-7,3%); più contenuto
risulta il calo a Bologna, -1,2%. In controtendenza, invece, le
compravendite delle abitazioni nelle città di Milano, +2,9%, Genova,
+2,7%, Torino, +1,5% e Firenze con +0,9%. Nei comuni delle province
delle principali città ("resto delle province") il secondo trimestre del
2011 segna diminuzioni ovunque ad eccezione della provincia di Genova
che segna un deciso rialzo, +7,1%, anche migliore di quello del
capoluogo. Forti diminuzioni delle compravendite si rilevano nel resto
delle province di Napoli, -12,5%,e di Firenze, -12,1%; meno gravi le
perdite risultano nelle province di Palermo e Bologna, dove comunque
superano il -5%.
Oltre a Genova in crescita, va segnalata anche la
frenata di Roma, il cui dato interrompe la serie di tassi positivi.
Alterna salite e discese Milano: alla fine del 2009 aveva avviato una
fase di crescita, nell’ultimo trimestre del 2010 si arresta per poi
ricominciare a salire nel II trimestre 2011.
Riguardo alle
quotazioni, dato il calo generale delle compravendite, sarebbe logico
aspettarsi una flessione, anche minima, dei prezzi. Questi invece,
sorprendentemente, reggono. In linea con il lieve aumento registrato
nello scorso semestre, infatti, il valore medio nazionale delle unità
immobiliari residenziali, per unità di superficie commerciale, nel I
semestre 2011 mostra ancora un leggero incremento: a livello nazionale
la quotazione media risulta pari a 1.588 euro/mq, in crescita del +0,5%.
La quotazione media delle abitazioni nel I semestre 2011 è in aumento
sia nei capoluoghi italiani, pari 2.299 euro/mq (+0,5% rispetto al II
semestre 2010), sia nei comuni non capoluogo, per i quali la quotazione
media nazionale è pari a 1.322 euro/mq (+0,4% rispetto al II semestre
2010). In controtendenza rispetto al trend generale nei capoluoghi è il
Sud, che rileva un calo pari a -0,1%. In linea, invece, i comuni minori
che segnano un lieve rialzo del +0,6%. Dal 2004 le quotazioni sono
aumentate mediamente del +40,5% nelle città e di +42,2% nella provincia.
Questa
la spiegazione di Gabriella Alemanno, direttore dell’Agenzia del
Territorio: se i prezzi restano stabili nonostante la crisi vuol dire
che almeno i proprietari non si sentono con l’acqua alla gola. A ben
vedere, infatti, l’immobilismo del mercato potrebbe essere letto anche
in un altro modo: contrariamente a quanto avviene in altri Paesi (Usa in
testa), da noi non si specula massicciamente sul mattone e la cautela
nella vendita quanto nell’acquisto potrebbe essere il segnale di
un’attesa strategica, necessaria in questo momento di crisi a non far
perdere valore all’immobile in previsione di una sua compravendita.
Settori
non residenziali. Qui i segnali non sono omogenei. Come detto in
precedenza, nel II trimestre del 2011, rispetto allo stesso trimestre
del 2010, a calare è solo il settore commerciale (-5,5%), mentre il
terziario e il produttivo mostranosegnali di ripresa, in rialzo
rispettivamente del +4% e del +5,7%. Rialzi che tuttavia vengono
ampiamente ridimensionati confrontando i volumi delle compravendite dal
2004. In questo modo viene fuori una decisa contrazione dei volumi di
scambio, calcolata su trimestri omologhi, rispetto ai picchi registrati
nel 2005 e nel 2006. Per il settore commerciale, infatti, i volumi
scambiati nel II trimestre 2011 subiscono un calo del 38% rispetto alla
quantità massima raggiunta nel II trimestre 2005. I settori terziario e
produttivo, che nel periodo considerato (2004 - 2011) avevano fatto
rilevare un picco nel II trimestre 2006, perdono in misura minore (-36% e
-31% circa). Il settore terziario torna ora a mostrare variazioni
positive dopo 5 semestri di cali, mentre il settore produttivo evidenzia
segni alterni negli ultimi tre semestri. Da sottolineare, da ultimo,
che l’incremento del produttivo va attribuito principalmente al picco
positivo delle regioni del Sud che guadagnano il 21,4% delle
compravendite nel settore. Accentuato anche l’aumento al Centro, +10,2% e
lieve la crescita al Nord, +1,4%.